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Economia italiana: stato attuale, sfide e prospettive di crescita nel 2026

Come è strutturata davvero l’economia italiana?

L’Italia è il Paese delle piccole imprese che caratterizzano l’economia italiana: oltre il 92% del nostro tessuto produttivo è composto da micro, piccole e medie imprese, secondo i dati più recenti. Si tratta di un ecosistema unico in Europa, fatto di aziende manifatturiere, filiere del Made in Italy (moda, agroalimentare, meccanica) e un grande settore dei servizi che vale ormai la fetta più grossa del PIL.

Ma c’è un problema: circa il 94,6% delle nostre imprese ha meno di 10 dipendenti. Questa frammentazione significa talento artigianale e flessibilità, ma anche difficoltà a fare investimenti importanti, a scalare sui mercati internazionali e a competere con chi ha budget più grandi per ricerca e sviluppo. Come sottolinea un report McKinsey del 2024, se riuscissimo a portare la produttività delle nostre PMI ai livelli dei “campioni” europei, il PIL italiano potrebbe crescere del 6,4% – un numero enorme che ci piazzerebbe secondi solo al Giappone tra le economie avanzate.

Il punto è che la competitività oggi non si gioca solo sulla qualità del prodotto – quella ce l’abbiamo. Si gioca su digitale, innovazione, capacità di presidiare i mercati esteri. E lì, spesso, siamo indietro.

Produttività e lavoro: a che punto siamo?

Sul fronte del lavoro, le notizie sono contrastanti. Da un lato, gli occupati hanno toccato quota 24,2 milioni a inizio 2025 (dati Confcommercio), con oltre 2,1 milioni di posti in più rispetto a gennaio 2021. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,8% nel 2026, secondo le previsioni Istat – un livello che non vedevamo da tempo.

Dall’altro lato, però, c’è il nodo produttività. Nel 2024, secondo l’Istat, la produttività è cresciuta solo dello 0,4% mentre le ore lavorate sono aumentate del 2,3%. In altre parole: stiamo lavorando di più, ma producendo (relativamente) meno per ogni ora lavorata. E questo gap con i partner europei – Germania, Francia, paesi scandinavi – continua ad allargarsi.

Perché? Le cause sono diverse: dimensione media delle imprese troppo piccola, investimenti in tecnologia ancora limitati (solo l’8,2% delle aziende italiane usa intelligenza artificiale, contro una media europea del 15%), mismatch tra le competenze richieste e quelle disponibili sul mercato. Sul tema AI, uno studio McKinsey ha dimostrato che chi la adotta può aumentare la produttività fino al 40% e ridurre i costi del 20%.

La sfida è chiara: formazione continua, politiche attive per il lavoro e incentivi che spingano le aziende a crescere di dimensione.

Inflazione ed energia: il peggio è passato?

L’ondata inflazionistica del 2022-2023 ha picchiato duro sulle famiglie italiane, soprattutto per energia e alimentari. La buona notizia è che nel 2025 l’inflazione è scesa all’1,7% (dato Istat), e le previsioni per il 2026 parlano di un ulteriore rallentamento all’1,4%, anche grazie al calo dei prezzi energetici.

Ma non è tutto rose e fiori. I prezzi dell’energia restano volatili e le tensioni geopolitiche (guerre, dazi commerciali) possono cambiare le carte in tavola da un giorno all’altro. Per le imprese, questo significa che puntare sull’efficienza energetica non è più un’opzione: è una necessità strategica. Chi investe in rinnovabili, autoproduzione e economia circolare non solo riduce i costi, ma si mette al riparo dai rischi.

Sul fronte credito, dopo anni di tassi alti, la BCE ha riportato i tassi di riferimento ai livelli di fine 2022. Questo dovrebbe facilitare investimenti e mutui, anche se le banche restano caute e le condizioni di accesso al credito per le PMI rimangono complicate.

Export: il motore che ci tiene in piedi

L’export è la vera ancora di salvezza dell’economia italiana. Nei primi undici mesi del 2025, secondo i dati del Ministero degli Esteri, abbiamo esportato beni per 591,3 miliardi di euro, con una crescita del 3,1% sul 2024. Un risultato solido, considerando il contesto internazionale complicato.

I settori che trainano? Farmaceutica (+30,9%), metallurgia (+8,4%), mezzi di trasporto esclusi auto (+10,7%) e agroalimentare (+4,3%). In particolare, la farmaceutica sta vivendo un boom incredibile: nel primo semestre 2025 è cresciuta del 38,8% e vale ormai oltre l’11% delle nostre esportazioni totali.

Sul fronte geografico, i mercati che vanno meglio sono Svizzera (+14,1%), Stati Uniti (+7,9%), Spagna (+10,8%) e India (+7,6%). Questo conferma una strategia vincente: diversificare oltre l’Unione Europea, dove la domanda resta debole. I mercati extra-UE crescono più di quelli comunitari, e questo è un segnale importante per le nostre imprese.

Il problema? Molte PMI italiane, troppo piccole, faticano a presidiare i mercati internazionali con marketing efficace, piattaforme digitali e investimenti in R&S. Servono aggregazioni di filiera, e-commerce B2B strutturato e protezione della proprietà intellettuale per difendere il Made in Italy dalle imitazioni.

Digitale, green e competenze: dove dobbiamo investire

Il futuro dell’economia italiana si gioca su tre pilastri. Primo: digitale. Cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity, integrazione dei dati. Le imprese che investono in queste tecnologie vedono risultati concreti: più produttività, costi ridotti, capacità di entrare su nuovi mercati. Ma come detto, solo l’8,2% delle nostre aziende usa l’AI (dati Confindustria giugno 2025) – siamo in ritardo rispetto all’Europa.

Secondo pilastro: transizione green. Non si tratta solo di conformità alle normative UE, ma di opportunità economiche vere. Efficienza energetica, autoproduzione da rinnovabili, economia circolare: tutto questo riduce i costi operativi e apre nuove filiere (componenti, servizi, retrofit). Chi si muove prima, vince.

Terzo: capitale umano. Competenze STEM, data literacy, project management, lingue straniere. Secondo un’indagine Confcommercio, nel 2025 i settori di commercio, ristorazione e alloggio non riusciranno a trovare circa 260mila lavoratori qualificati. Il mismatch tra domanda e offerta di competenze è un freno enorme alla crescita. Servono investimenti massicci in formazione, sia nelle scuole che nelle aziende.

Quali politiche pubbliche servono davvero?

Le imprese hanno bisogno di certezze. Stabilità normativa, tempi certi per autorizzazioni e appalti, semplificazione burocratica: queste non sono richieste astratte, sono condizioni base per investire. Chi vuole aprire uno stabilimento o lanciare un nuovo prodotto deve sapere in quanto tempo otterrà i permessi.

Sul fronte fiscale, ridurre il cuneo fiscale sul lavoro significa più occupazione qualificata e salari più alti. Le riforme della giustizia civile, poi, sono fondamentali: tempi processuali più rapidi significano meno incertezza per investitori e imprese.

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) sta arrivando alla fase finale e destina 108 miliardi di euro nel biennio 2025-2026. Questo può fare la differenza se i fondi vengono spesi bene: infrastrutture digitali e materiali, soprattutto al Sud, incentivi per la transizione digitale e green delle PMI, supporto all’innovazione.

Serve però continuità: gli incentivi devono durare abbastanza per dare risultati, e i progetti vanno valutati con rigore per evitare sprechi. Perché le risorse ci sono, ma vanno usate per costruire un’economia più produttiva e competitiva, non per tamponare emergenze.

In sintesi: l’economia italiana nel 2026 cresce, ma con il freno a mano tirato. PIL atteso tra lo 0,5% e lo 0,8% secondo Istat e altri istituti. Occupazione ai massimi storici, inflazione sotto controllo, export che tiene. Ma produttività stagnante, ritardo sul digitale, dimensione troppo piccola delle imprese. Il potenziale c’è tutto – McKinsey dice che potremmo crescere del 6,4% se alzassimo la produttività ai livelli dei migliori. Dipende da noi: investire, innovare, aggregarsi, formare le persone giuste. Il futuro non si aspetta, si costruisce.

Fonti principali:

Istat – Le prospettive per l’economia italiana 2025-2026

Confcommercio – Analisi e previsioni economia italiana

Ministero degli Esteri – Dati export italiano 2025

McKinsey Global Institute – A microscope on small businesses (2024)

Centro Studi Confindustria – Previsioni PIL 2025-2026

Agenzia ICE – Mercati in tempo reale

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